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  • Da mesi – senza sosta – assistiamo alla sovra-esposizione mediatica di Greta Thunberg, paladina degli “scioperi per il clima” e nuovo volto dell’ambientalismo mainstream. La giovane svedese – soggetto e oggetto di una narrazione artefatta, etero-diretta e para-religiosa – si inserisce nel solco di quel “pensiero unico dominante” che riduce al silenzio le voci fuori dal coro. Una formidabile banalizzazione del problema, dietro alla quale si celano interessi milionari, strategie mondialiste e manipolazioni del pensiero. La teoria del riscaldamento climatico – infatti – è un mantra che si impone in assenza di prove scientifiche, fondandosi sulla paura indotta e sull’invocazione della catastrofe imminente: un leitmotiv che centinaia di autorevoli studiosi – le cui tesi sono riportate in queste pagine – hanno smentito con dati certi e prove incontrovertibili. Dalle emissioni di CO2 alle cause dell’inquinamento; dai cambiamenti climatici alle deforestazioni; dall’energia nucleare alle fonti rinnovabili: l’autore analizza la retorica dell’ecologicamente corretto, sfatandone miti e menzogne. Attraverso una puntuale ricerca, dunque, sono indagati tutti i macro-temi connessi al dibattito in atto: dalla speculazione capitalistica allo sviluppo industriale; dalla sovranità delle Nazioni al futuro dei trasporti; dagli equilibri geopolitici alle migrazioni di massa. L’obiettivo è quello di richiamare l’esistenza di una terza via alternativa al catastrofismo e allo sfruttamento planetario: un’ecologia equilibrata, identitaria e consapevole, che riparta dal senso della Terra, dalla tutela del paesaggio e dal legame spirituale con la natura.
  • "Sei anni fa ebbi un incidente col mio aeroplano nel deserto del Sahara. Qualche cosa si era rotta nel motore, e siccome non avevo con me né un meccanico, né dei passeggeri, mi accinsi da solo a cercare di riparare il guasto. Era una questione di vita o di morte, perché avevo acqua da bere soltanto per una settimana... Potete immaginare il mio stupore di essere svegliato all'alba da una strana vocetta: "Mi disegni, per favore, una pecora?"... E fu così che feci la conoscenza del piccolo principe." A settant'anni dalla pubblicazione negli Stati Uniti del libro, "Il Piccolo Principe" è divenuto un long seller internazionale, un testo che ha fatto innamorare milioni di lettori nel mondo. Età di lettura: da 8 anni.
  • L’epoca digitale, senza dubbio, rappresenta uno dei più vasti mutamenti che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto. Utilizzate in tutto il pianeta, le tecnologie smart innescano meccanismi irreversibili, le cui conseguenze stanno già destrutturando e ri-programmando gli equilibri sociali e i comportamenti dell’individuo: dal crescente impiego dell’Intelligenza Artificiale alla robotizzazione del lavoro, dallo sfaldamento dei legami alla virtualizzazione della realtà, dai rischi neurologici alla diffusa dipendenza da smartphone, dall’atrofizzazione della mente al condizionamento delle coscienze. Gli algoritmi e i big-data, alla base dei social network, tracciano i contorni di un nuovo Panottico dell’iper-sorveglianza, dove il controllo del sistema capitalistico – veicolato dalle cyber-lobbies mondialiste – opera una vastissima manipolazione di massa, volta a catalogare e indirizzare le scelte degli utenti, ormai ridotti a cavie da computer. Il soggetto, cavia della civilizzazione tecnica, si riduce ad appendice della macchina: un cyborg tecnicizzato e iper-connesso, piegato alle regole del consumo e ai ritmi della globalizzazione. Il web, nato per collegare e condividere, si è trasformato nel motore di un isolamento alienante, dove il virtuale sostituisce il reale e l’operazione dell’automa – schiavo del proprio narcisismo – soppianta l’azione della Comunità. “Schiavi digitali” – partendo dalla Gestell di Heidegger e arrivando al linguaggio della Selfie generation – restituisce al lettore l’impietosa radiografia di un presente dominato dall’immagine, dall’omologazione e dal pensiero calcolante: un mondo orwelliano, fondato sull’inautenticità e sullo sfruttamento. Un saggio necessario e coraggioso, che lancia un grido controvento: torniamo ad essere Uomini.
  • Lo Stile Ribelle – qui analizzato in due parti – diventa racconto personale e critica artistica, attraversando il mare agitato dei sentimenti autentici, delle atmosfere rivoluzionarie e delle geografie dell’anima. Nelle prime pagine – irriverenti per vocazione – si rincorrono e si intrecciano i ricordi di una vita, dando forma al racconto di una giovinezza inquieta e ribelle. Amicizie, avventure, viaggi ed amori, sullo sfondo di una generazione che sognava di cambiare il mondo, tra bastoni e barricate. Frammenti eterni di una militanza mai dismessa, che non lasciano spazio al rimorso e al pentimento: quella di Mario Michele Merlino è la testimonianza di un uomo libero, oltre le sbarre di Regina Coeli e le tentazioni del profitto. A quel medesimo Stile – nella seconda parte – si ispira Emanuele Casalena, che tratteggia nove ritratti di artisti fuori dagli schemi: dal genio di Giuseppe Terragni all’eresia di Ardengo Soffici; dal talento di Cristina Campo alla lucidità di Giorgio Albertazzi; dai disegni di Luigi Boccasile alle statue di Lina Arpesani, passando per le pennallate di Lorenzo Viani, Alberto Burri ed Ottone Rosai. Pittura, poesia, scultura, architettura e teatro: il filo rosso dell’arte non conforme – evidentemente – si salda alle tempeste del Novecento, che fanno da solco all’intera opera. Perché ciò che conta è Essere, diventando un tutt’uno con le proprie idee: è questo lo Stile di chi – superata la palude della noia borghese – sente di appartenere ad una razza di “credenti e combattenti”.
  • Confini

    15,00
    Quale ruolo hanno giocato i confini nella storia dell’umanità? Quale funzione possono svolgere al tempo della globalizzazione planetaria e dell’immigrazione di massa? L’autore risponde a queste domande, compiendo uno straordinario viaggio nel tempo: dalle prime forme di vita stanziale ai riferimenti perenni della spiritualità e della mitologia; dall’edificazione dei primi templi alla fondazione dell’Urbe; dalla muraglia cinese ai castelli medievali; dal Limes romano ai grandi Imperi; dal “mito della frontiera” alle moderne dogane commerciali; dalla Guerra Fredda all’Unione Europea. Il confine – manifestazione fisica del sangue che si unisce al suolo – rappresenta lo strumento che permette di identificare una Comunità di appartenenza e un’identità di riferimento: le grandi Civiltà – da sempre – hanno tracciato dei limiti entro i quali svilupparsi e riconoscersi, in ordine con i propri retaggi e con la propria immagine del mondo. Oggi al centro del dibattito politico, il confine rappresenta un ostacolo naturale al dilagare del “villaggio globale” fondato sull’egemonia del mercato, sulla circolazione delle merci e sul dominio del profitto: il grande “spazio liscio” immaginato dal mondialismo – all’ombra dell’ideologia “no borders” – impone lo smantellamento delle Nazioni, l’ibridazione delle culture, lo sfaldamento delle Tradizioni, l’annichilimento delle specificità e la sostituzione dei popoli. Questo saggio – documentato e coraggioso – vuole essere una critica impietosa al caos dell’indistinto e della dismisura, per l’affermazione di una nuova narrazione: identitaria, consapevole e controcorrente.
  • Matteo Salvini – senza dubbio – ha egemonizzato il dibattito nazionale. Agitatore e trascinatore di qualità, il leader leghista ha scalato i vertici della politica italiana, affermando le proposte di un populismo a trazione sovranista che sembra collocarsi al di là della destra e della sinistra. Questo testo – agile e diretto – ripercorre le tappe cruciali di questo percorso: dalla conquista del Carroccio al riposizionamento ideologico di fondo, dall’apertura nazionale alla riuscita egemonizzazione dei temi cardine dell’agenda politica, dalla sfida europea al governo giallo-verde. Un leader carismatico, che sembra aver mandato in tilt le vaghe certezze di un liberal-progressismo incapace di affrontare i drammi globali della società liquida, precarizzata e multietnica. Lasciando da parte le facili interpretazioni, Gabriele Adinolfi mette nero su bianco le conquiste e le contraddizioni del fenomeno salviniano, tracciando un primo bilancio dell’esperienza governativa in atto e soffermandosi sull’analisi delle battaglie leghiste: dall’opposizione al fenomeno migratorio alla Flat Tax, dal presunto euroscetticismo alla netta linea securitaria, dai riposizionamenti internazionali al tema dei “diritti”, dal federalismo fiscale al protezionismo. Un ritratto essenziale e sincero, che ricostruisce la cronaca politica degli ultimi anni e fornisce spunti preziosi per la comprensione di un fenomeno politico che – dati alla mano – sembra creare non pochi grattacapi all’estabilishment mediatico e culturale delle società aperte.
  • Ezra Pound economista è un libro drammatico, non un libro astruso. Una guida politica alla lettura ed alla vita del grande poeta americano amico dell’Italia, che ha incluso nei Cantos l’economia monetaria come tema portante di un’epica moderna. S’è battuto contro l’usura e l’ha pagata cara. l’hanno chiuso a Pisa in una gabbia e poi per dodici anni a Washington, senza processo, in un manicomio criminale. L’ establishment finanziario non gliel’ha perdonata. Lo presero per pazzo perchè indicò nelle manipolazioni monetarie, anzichè nella lotta di classe, il problema del secolo. La caduta del muro di Berlino, mentre incombe ancora sul genere umano il muro di Wall Street, gli ha dato ragione. Le ansie di fine millennio, dalla crescente dipendenza dei politici dal dominio del denaro alle tempeste valutarie, alla disoccupazione di massa, alla fame nel mondo, discendono in gran parte dall’incapacità di raccordare produzione e bisogni in un sistema mondiale dove la sovranità monetaria è stata sottratta ai poteri nazionali e democratici per consegnarla ai mercanti di debiti e denaro, creato dal nulla. La lezione di Pound si conclude in un appello a colmare il deficit di demorazia che sta espropriando i popoli ed eleva il denaro ad ethos dell’Occidente: nella secolarizzazione, principio residuale di fede e di obbedienza.
  • Le 23 immagini inedite vergate da E. Lear (frutto di ricerca da parte dell’Autore) nel corso del suo viaggio in Calabria Ultra nel 1847, sono forse molto di più di semplici schizzi o bozzetti preparatori delle splendide tavole inserite poi nel Journals of a landscape painter in southern Calabria. Alcuni sono dei veri e propri reportages giornalistici con non trascurabili e spesso gustosi risvolti etno-antropologici. Redatti “on the road”, riprendono la quotidianità popolana nella sua schiettezza, senza fronzoli e “messe in posa” del soggetto ad uso e consumo dell’artista e dei suoi fruitori: le ragazze di Bovalino o quelle, un po’ più agghindate, di Serra a Stignano, così come il viandante fra San Luca e Polsi, la donna che fa il bucato a Canolo o il riposo dei pastori a Stilo, sono soggetti ritratti con un naturalismo inusuale per la paesaggistica dell’epoca. Semmai, quello che, nei disegni, non traspare in nessun caso è lo stato di agitazione legato all’evolversi dei moti in cui suo malgrado, Lear si trovò coinvolto. Qual era, quindi, la vera situazione della Calabria in quel fatidico 1847? La storia della Calabria è complessa, ma non v’è dubbio che il Grande Tremuoto del 1783 avrebbe dovuto rappresentare una censura netta col passato; un’occasione, in fondo, per una palingenesi che restituisse, almeno in parte, quella kalokagathìa perduta e mai più ritrovata. Il susseguirsi degli eventi successivi, invece, spesso straordinariamente infausti, e non solo sotto il profilo del degrado territoriale, alimentò, invece di debellarlo, il secolare ribellismo calabrese, incanalandolo in due filoni antipodicamente contrapposti: il liberismo, anticipatore della grande stagione del Risorgimento italiano, da una parte, il banditismo, talora con tratti di sanguinaria selvaticità, dall’altra.
  • Oggetti devozioni con la rappresentazione del mito e del culto di Persefone, il cui culto veniva celebrato presso il santuario della Mannella, i pinakes locresi rappresentano un complesso unico nel mondo greco per quantità, varietà e qualità. Questa pubblicazione, ricca di informazioni, rappresenta un utile strumento di facile lettura per comprendere questa significativa produzione e per recuperare diversi aspetti della vita a Locri nel V secolo a.C.: l’abbigliamento, gli ornamenti e le acconciature femminili, alcuni tipi di arredi.
  • Nel 1914, ad appena un mese dallo scoppio della Grande Guerra, fu esposto a Parigi, in una galleria privata, un capolavoro assoluto dell'arte antica, che a causa della mancanza delle mani, che sicuramente dovevano recare attributi atti ad identificarne con assoluta certezza la divinità destinataria del culto, fu denominata la ”Dea in trono” (Thronende Göttingen).A conflitto bellico ampiamente in corso, la statua fu rocambolescamente acquisita dal Museo Pergamon di Berlino, dove fu esposta per la prima volta esattamente cento anni fa, il 15 dicembre del 1915. Il successo e l'ammirazione per il capolavoro furono clamorosi, ma, allo stesso tempo, proprio l'incerta identificazione e le modalità di acquisizione, scatenarono una vera e propria ridda di ipotesi sulla sua origine, tuttora contesa fra gli epigoni delle antiche colonie Magnogreche di Taranto e Locri Epizephyrii.L'inchiesta qui illustrata tenta di fare ordine nell'ingarbugliatissima vicenda, che vede addirittura profilarsi sullo sfondo possibili intrighi internazionali ed attività di spionaggio bellico, prima, e incredibili inefficienze nell'azione di recupero da parte dello Stato italiano, poi.Essa si sviluppa lungo tre direttrici: le fasi finali del trafugamento, con l'acquisizione da parte del prestigioso museo tedesco, e le responsabilità delle autorità italiane, tanto nella mancata vigilanza quanto nell'impalpabilità delle azioni di recupero legale; l'analisi approfondita delle circostanze probatorie che per oltre 80 anni hanno ”ufficialmente” stabilito in Taranto la sede di provenienza del capolavoro; un riesame minuzioso sia delle prove note che di quelle trascurate o sconosciute, che disegnano uno scenario dal quale emergono fondate motivazioni che legano, al contrario, al territorio dell'antica colonia magnogreca di Locri la più probabile origine del simulacro.L'analisi, che si sviluppa come una avvincente narrazione, è però condotta con rigore storico, grazie ad un corposo apparato documentario e di testimonianze, dirette ed indirette, di non facile reperimento, alla luce dei pesanti ostacoli opposti tanto dal tempo trascorso dall'epoca dei fatti, quanto della reticenza di personaggi ed istituzioni più o meno direttamente coinvolti.
  • Versione Plus: volume + DVD e download per Windows e Mac senza scadenza + app per iOS e Android senza scadenza + 365 giorni di consultazione online, con aggiornamenti rilasciati nell'anno. Il Ragazzini 2020 è adatto a studenti della scuola secondaria e universitari, traduttori e professionisti: fornisce risposte precise e affidabili sulla lingua inglese e aiuta a comprendere, scrivere e tradurre testi. Contiene tutte le nuove parole e locuzioni inglesi e italiane più importanti, come fintech, to microtarget, e to pseudonymize, oltre alle accezioni nuove di parole comuni come beige e gammon, spesso accompagnate da WordWatch, note esplicative sulle origini dei neologismi. Oltre 400000 voci e significati; oltre 3000 verbi frasali: da to abide by a to zoom past; oltre 120000 termini specialistici; oltre 5000 indicazioni di reggenza di aggettivi, sostantivi e verbi inglesi: per imparare che si dice to participate in, a substitute for e satisfied with; 17000 "parole amiche", le combinazioni linguistiche fondamentali per chi impara la lingua: per ricordarsi che si dice to pay attention e vastly superior; oltre 13000 sinonimi e contrari; oltre 600 note d'uso: per evitare gli errori e risolvere i dubbi, come la differenza tra taste e flavour, grave e serious; oltre 850 falsi amici: per non confondere fattoria e factory, libreria e library; in appendice: lista dei verbi irregolari, nomi di persona, cognomi e toponimi inglesi
  • Che cos’è la Comunità militante? L’autore risponde a questo interrogativo passando in rassegna i princìpi che la animano e i metodi operativi che la mettono in movimento. Dalla falange spartana alla moderna Gemeinschaft e dall’etica del Bushido alla mistica fascista, identificando nell’armonia essenziale della Comunità una risposta identitaria al modello mondialista: i legami organici come argine all’isolamento del consumatore globale, il sodalizio cameratesco come alternativa alla massificazione dell’individuo-atomo, la sintesi delle differenze come freno al livellamento dell’universalismo, la condivisione delle idee come diga all’automatismo nichilista. Essere Comunità: anteporre la gerarchia dei migliori all’egualitarismo dei mediocri, la sacra verticalità dello spirito alla profana orizzontalità della materia, la reciprocità del dono all’interesse del profitto, il senso delle radici al non-senso dello sradicamento, il retaggio della Tradizione al falso mito del progresso, la profondità dell’essere e del fare alla superficialità dell’apparire e del parlare. La Comunità come atto di resistenza al dominio del mercato: il senso del limite oltre lo sconfinamento della dismisura, l’appartenenza alla Patria sovrana oltre lo spaesamento cosmopolita, il sangue e il suolo oltre la burocrazia e il denaro, il confronto delle specificità oltre l’omologazione del pensiero unico. E infine il militante, il Ribelle al servizio impersonale di una weltanschauung che lo spinge al superamento di se stesso, vincolandone il destino di soldato politico ad un giuramento di lealtà. Pagine di milizia, che oltrepassano il fatalismo sciocco per lanciare una sfida eroica al terzo millennio: risvegliare la Civiltà che dorme con il fuoco imperituro delle anime incendiarie.
  • L’I Ching, il grande Libro dei mutamenti, è un testo sacro usato a scopo divinatorio fin dagli albori della civiltà cinese. Le sue figure, che richiamano la ciclica e complementare armonia dei contrari, racchiudono quelle virtù metafisiche che ritroviamo anche in Confucio e Lao Tse. L’autore ne offre una versione inedita, affrontando gli esagrammi dell’oracolo dal punto di vista ermeneutico della Tradizione, secondo gli insegnamenti di Julius Evola e René Guénon. Quest’opera – nemica della mercificazione new age – vuole essere un piccolo manuale della dissidenza spirituale per tutti quei Ribelli che hanno scelto di opporsi al vuoto pneumatico della modernità materialista, liquida e globale. La forza della conoscenza trascendente, con i suoi valori eterni e le sue radici profonde, diventa fonte di una rinnovata armonia tesa alla verticalità e alla scoperta di sé: è l’eco di una saggezza millenaria che giunge ad irrigare questo deserto morale con la forza impetuosa di un fiume in piena. Essa ci rammenta le più nobili prospettive di un Ordine interiore che non si limita alla calma e alla flessibilità, ma percorre il sentiero del combattimento e dell’azione. Perché, quando impera la canaglia, l’Uomo libero non attende tempi migliori: morde la vita e spezza le proprie catene.
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