Cosa può sovvertire l’epoca in cui le emozioni governano il mondo? Ancor prima delle idee, bisogna recuperare gli uomini, i grandi assenti della contemporaneità.

Non c’è più tempo da perdere. Soggiogati e contenti, incapaci di reagire, replicanti schiavi del profitto. E se il sovranismo, oltre le bagattelle e le vicende passeggere dei leader politici, fosse una via utile nel rispondere a questa domanda? Può spettare al sovranismo – forse – il compito di riequilibrare questa sciocca adolescenza?

L’autore estende il significato di “sovranismo” e ritiene necessaria – al di là di ogni collocazione politica – la ricerca di una nuova integrità che sviluppi gli anticorpi alle follie del progresso, alla putrefazione degli individui in scatola e allo scenario infernale dell’uomo-folla.

Ciò che serve – in questo contesto liquido, globale e virtuale – è la volontà di edificare l’uomo sovrano di sé stesso. L’uomo (necessario) del futuro.