Ma io a questo popolo la democrazia la perdono! Con queste parole un anonimo aristocratico – autore della Costituzione degli Ateniesi, attribuita a Senofonte – sintetizzava nel V secolo a.C. la propria visione del regime democratico. Un regime sostenuto dal popolo, ma reso possibile dalle élites.

Come è nata la democrazia ateniese? È stata una rivendicazione delle masse o una costruzione elitaria? E quali sono stati i moventi sociali, economici e culturali che hanno dato vita a questa creazione politica del genio ellenico? Ma soprattutto, in che modo le criticità della democrazia ateniese del V secolo si riverberano sulla instabilità delle democrazie contemporanee?

Francesco Colafemmina, classicista e saggista, cerca di rispondere a queste domande attraverso una puntuale analisi delle fonti e il supporto di un’ampia mole di studi scientifici, dove antichità e modernità si rincorrono in un continuo gioco di specchi.

Mentre si susseguono le sfide ai sistemi democratici contemporanei – che rischiano di diventare meri involucri formali del potere popolare – l’esempio di Atene ci ammonisce sui limiti intrinseci alla struttura democratica, continuando a sollecitare – nondimeno – l’instancabile lotta contro i tanti volti della tirannide. Il presente saggio, che contiene anche una nuova traduzione della Costituzione degli Ateniesi dello Pseudo-Senofonte – aggiunge un prezioso contributo al dibattito.

Un discorso che giunge fino al XX secolo con la riflessione di Carl Schmitt sul conflitto fra terra e mare e l’emergere, sullo sfondo della dialettica fra imperi e ideologie, del potere sfrenato della tecnica: un nuovo Gran Re contro il quale occorrerebbe ergere, come Temistocle a Salamina, il formidabile muro di legno della lotta per la libertà.