Nel 1914, ad appena un mese dallo scoppio della Grande Guerra, fu esposto a Parigi, in una galleria privata, un capolavoro assoluto dell’arte antica, che a causa della mancanza delle mani, che sicuramente dovevano recare attributi atti ad identificarne con assoluta certezza la divinità destinataria del culto, fu denominata la ”Dea in trono” (Thronende Göttingen).A conflitto bellico ampiamente in corso, la statua fu rocambolescamente acquisita dal Museo Pergamon di Berlino, dove fu esposta per la prima volta esattamente cento anni fa, il 15 dicembre del 1915. Il successo e l’ammirazione per il capolavoro furono clamorosi, ma, allo stesso tempo, proprio l’incerta identificazione e le modalità di acquisizione, scatenarono una vera e propria ridda di ipotesi sulla sua origine, tuttora contesa fra gli epigoni delle antiche colonie Magnogreche di Taranto e Locri Epizephyrii.L’inchiesta qui illustrata tenta di fare ordine nell’ingarbugliatissima vicenda, che vede addirittura profilarsi sullo sfondo possibili intrighi internazionali ed attività di spionaggio bellico, prima, e incredibili inefficienze nell’azione di recupero da parte dello Stato italiano, poi.Essa si sviluppa lungo tre direttrici: le fasi finali del trafugamento, con l’acquisizione da parte del prestigioso museo tedesco, e le responsabilità delle autorità italiane, tanto nella mancata vigilanza quanto nell’impalpabilità delle azioni di recupero legale; l’analisi approfondita delle circostanze probatorie che per oltre 80 anni hanno ”ufficialmente” stabilito in Taranto la sede di provenienza del capolavoro; un riesame minuzioso sia delle prove note che di quelle trascurate o sconosciute, che disegnano uno scenario dal quale emergono fondate motivazioni che legano, al contrario, al territorio dell’antica colonia magnogreca di Locri la più probabile origine del simulacro.L’analisi, che si sviluppa come una avvincente narrazione, è però condotta con rigore storico, grazie ad un corposo apparato documentario e di testimonianze, dirette ed indirette, di non facile reperimento, alla luce dei pesanti ostacoli opposti tanto dal tempo trascorso dall’epoca dei fatti, quanto della reticenza di personaggi ed istituzioni più o meno direttamente coinvolti.